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Il Mobbing

      Da qualche anno il fenomeno del “mobbing” è oggetto dell’attenzione degli esperti.

      Il primo a parlare di mobbing quale condizione di “persecuzione psicologica” nell’ambiente di lavoro è stato alla fine degli anni ’80 lo psicologo svedese Heinz Leymann, uno dei maggiori esperti mondiali dell’ambiente lavorativo. In Italia si è iniziato a parlare di mobbing solo negli anni ’90 grazie allo psicologo del lavoro Harald Ege che ha definito tale fenomeno come una forma di “accanimento psicologico” esercitato, attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori.

     Alla fine degli anni ’90 diversi Stati Europei si sono dotati di una normativa giuridica al fine di contrastare tale fenomeno a causa dei costi umani, sociali e imprenditoriali che esso determina.

      In Italia il Ministro della Funzione Pubblica ha istituito un’apposita commissione allo scopo di elaborare una legge sul mobbing che riunisca le numerose iniziative parlamentari e regionali in atto.

      La questione riguarda molto da vicino il “settore sanitario” in quanto rappresenta un ambito lavorativo che rispetto ad altri riproduce un terreno fertile adatto alla nascita di comportamenti configurabili come mobbing. Il settore sanitario, come affermato da numerosi studi, risulta essere quello nel quale si osservano con significativa frequenza fenomeni di mobbing. Le ragioni sono molteplici:

1. la coabitazione di professionalità mediche di diversa capacità e sicuramente antagoniste sia per aspirazioni di carriera sia per l’attività libero-professionale.

2. la significativa presenza di personale di sesso femminile

3. lo stress connesso ai turni e alle difficoltà insite della professione

A ciò si aggiunga un clima di lavoro:

1. spesso negativo in quanto frequentemente autoritario e dispotico

2. ad alta densità sociale per la numerosità degli addetti

3. ad elevato grado di insoddisfazione professionale ( intesa come la distanza tra le aspettative maturate all’inizio di carriera e la realtà professionale vissuta )  

      Certamente in ambito giuridico sono stati fatti notevoli passi in avanti rispetto ad un recente passato. Infatti attualmente il mobbing è considerato una “patologia” del lavoro e la diagnosi di “sindrome da mobbing” deve comportare, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 179/88, la denuncia all’INAIL, in quanto “malattia correlata al lavoro”.

     

      La “sindrome da mobbing” pertanto attualmente prevede un risarcimento civile del danno alla persona sia sotto l’aspetto del  “danno alla salute della persona” costituito dal “danno biologico” (danno dell’integrità psico-fisica) e dal “danno patrimoniale” (incidenza sulla capacità lavorativa specifica) sia sotto l’aspetto del “danno esistenziale” (danno morale).

     

      Il mobbing tra i medici è molto diffuso. Esso penalizzi i migliori e ciò con grave danno alla persona, alla società e all’Ente Sanitario. Se poi praticato da un Dirigente di Struttura Complessa, il mobbing ha il potere di bruciare le potenzialità di un giovane medico ma anche di annullare, capacità già acquisite, del medico nella sua piena maturità. Sono fortemente convinto che lo scadimento della sanità in Italia sia anche dovuto a questa “azione”, vile e pretestuosa, di alcuni medici nei confronti di altri con il solo scopo opportunistico o per lucro o per carriera o peggio per invidia.

      E’ altrettanto evidente che chi subisce tali comportamenti spesso non sa dare una “identità” a questa azione e quando riesce a darla non ha “strumenti efficaci” per affrontarla. La Sanità in Italia per come è strutturata non impedisce il “mobbing” nelle sue strutture. E’ necessario prendere coscienza di tale problema e affrontarlo per addivenire ad una normativa che “prevenga e punisca” tali comportamenti che provocano “gravi danni” alla persona, alla struttura sanitaria, e alla società.  

      A tale scopo nasce il sito www.mobbingmedici.org senza alcun fine di lucro, né politico, né sindacale, frutto di una esperienza personale di mobbing, che si propone di:

a. aiutare chi “subisce” suggerendo: “cosa fare”, “quali vie percorrere”, “con quale sequenza”; attraverso i consigli di una serie di specialisti (avvocati, neuropsichiatri, medici del lavoro, psicologi) che vantano un’esperienza tale da dare quel supporto e quella sicurezza che servono per affrontare e non subire tale esperienza.

b. creare un movimento di opinione, che faccia sentire la propria presenza affinché i politici concretizzino le varie proposte in un legge nazionale unica.